Il Decreto “Spazza-Corrotti” è Legge

28 Gennaio 2019

In data 18 Dicembre 2018 il Decreto Anticorruzione, c.d. “Spazza-Corrotti” è diventato Legge (L. 9 gennaio 2019, n. 3 – Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici).

Con l’art. 9, L. 3/2019, sono state operate alcune modifiche al D.lgs. 231/2001 di seguito riportate:

Articolo 13, comma 2, D.lgs. 231/2001 (Sanzioni Interdittive)

Le parole: «Le sanzioni interdittive» sono sostituite dalle seguenti: «Fermo restando quanto previsto dall’articolo 25, comma 5, le sanzioni interdittive (..)»

Articolo 25, comma 1, D.lgs. 231/2001 (Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione)

Così sostituito: “In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 318, 321, 322, commi primo e terzo e 346-bis del codice penale, si applica la sanzione pecuniaria fino a duecento quote”

Art. 25, comma 5, D.lgs. 231/2001 (Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione)

Così sostituito:

“Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nei commi 2 e 3, si applicano le sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a quattro anni e non superiore a sette anni, se il reato è stato commesso da uno dei soggetti di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a), e per una durata non inferiore a due anni e non superiore a quattro, se il reato è stato commesso da uno dei soggetti di cui all’articolo 5, comma 1, lettera b)

Art. 25 D.lgs. 231/2001 (Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione)

E’ stato aggiunto il comma 5-bis:

Se prima della sentenza di primo grado l’ente si è efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione dei responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità trasferite e ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi, le sanzioni interdittive hanno la durata stabilita dall’articolo 13, comma 2”.

Art. 51, comma 1, D.lgs. 231/2001 (Durata massima delle misure cautelari)

Le parole: «la meta’ del termine massimo indicato dall’articolo 13, comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «un anno».

Art. 51, comma 2, D.lgs. 231/2001 (Durata massima delle misure cautelari)

Secondo periodo, le parole: «i due terzi del termine massimo indicato dall’articolo 13, comma 2» sono sostituite dalle seguenti: «un anno e quattro mesi».

Ne deriva che l’elenco dei reati presupposto si amplia nuovamente, ricomprendendo al suo interno il reato di “Traffico di influenze illecite[1] (art. 346 bis c.p.) che a sua volta ha subito una modifica sia in termini di (i) estensione del perimetro della fattispecie che relativamente (ii) all’aumentata gravità della pena che passa dalla reclusione da 1 a 3 anni alla reclusione da 1 anno a 4 anni e 6 mesi.

Inoltre, la sanzione interdittiva che prima della novella legislativa rimaneva confinata tra i 3 mesi (durata minima) e i 2 anni (durata massima), oggi supera in maniera considerevole il limite tracciato precedentemente dal Legislatore.

In particolare, per i reati di cui ai commi 2 e 3 dell’art. 25 D.lgs. 231/2001 (rubricato “Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità e corruzione”) la sanzione interdittiva avrà durata non inferiore a quattro anni e non superiore a sette anni ove il reato presupposto sia stato commesso da un soggetto apicale ovvero durata non inferiore a due anni e non superiore a quattro anni ove il reato presupposto sia stato, invece, commesso da un soggetto sottoposto alla direzione e controllo del soggetto apicale.

Altra rilevante novità introdotta dalla L. 3/2019 è il comma 5-bis dell’art. 25 D.lgs. 231/2001, che permette, solo con riguardo alla fattispecie di reato contemplate nell’articolo 25, di ottenere una sanzione interdittiva attenuata ovverosia non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni nel caso in cui, prima della sentenza di primo grado, l’Ente si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, per assicurare le prove dei reati e per l’individuazione dei responsabili ovvero per il sequestro delle somme o altre utilità e abbia eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

 

[1] Il reato di “traffico di influenze illecite”, introdotto dalla Legge 190 del 2012 e riformato dal Decreto Anticorruzione recita: “chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 318, 319, 319-ter e nei reati di corruzione di cui all’articolo 322-bis, sfruttando o vantando relazioni esistenti o asserite con un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio o uno degli altri soggetti di cui all’articolo 322-bis, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione illecita verso un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio o uno degli altri soggetti di cui all’articolo 322-bis, ovvero per remunerarlo in relazione all’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, è punito con la pena della reclusione da un anno a quattro anni e sei mesi”.

 

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