Whistleblowing: arriva la direttiva europea che rafforza la tutela dei segnalanti

19 Aprile 2019

Il 16 Aprile 2019 è stata approvata dal Parlamento europeo la Direttiva che garantisce crescenti tutele e protezione a chi decide di denunciare condotte illecite attuate sul posto di lavoro. Il Parlamento Europeo si è espresso con 591 voti favorevoli su 653, di cui i restanti 29 sono stati voti contrari e 33 gli astenuti. La direttiva copre quasi tutti i settori in cui l’Unione europea è competente (dalla sicurezza alimentare ai servizi finanziari, dalla tutela della privacy agli appalti, dalla salute e protezione dei consumatori alla sicurezza dei prodotti e dei trasporti).

Perché è importante la Direttiva approvata?

Innanzitutto, con tale previsione normativa si giunge finalmente alla definizione di uno standard minimo di protezione, stabilito per ciascun Paese membro dell’Unione Europea, azzerando le diversità di trattamento fino ad oggi esistenti, dal momento che non tutti gli Stati membri hanno previsto una normativa dedicata al tema.

Come noto, infatti, in Italia è stato dato concreto rilievo al tema in parola solo con la recente approvazione della Legge 179/2017 che, tuttavia, disciplina prioritariamente l’ambito della Pubblica Amministrazione, lasciando relativamente tutelato il settore privato.

In secondo luogo, la Direttiva

  1. estende l’obbligo di mettere a disposizione canali di ricezione delle segnalazioni che garantiscano la sicurezza a livello informatico: da tale previsione sono, tuttavia, escluse le imprese che contano un numero di dipendenti non superiore a 50, siano esse pubbliche o private
  2. conferma quanto già praticato, ovverosia lo svolgimento di indagini internamente all’ente in caso di segnalazioni rilevanti ai sensi del D.lgs. 231/2001, sensibilizzando così le organizzazioni ad una gestione attiva e diretta della prevenzione degli illeciti commessi al suo interno.

La normativa in esame, inoltre, prevede l’approntamento di tutela legale, finanziaria e psicologica in caso di procedimento giudiziario non più solo al dipendente che assuma le vesti di “Whistleblower”, ma anche ad una serie di soggetti che sono – al pari del personale assunto in azienda – tenuti a segnalare condotte o potenziali condotte illecite: trattasi di consulenti, fornitori, stagisti e volontari. Saranno tutelati, altresì, anche coloro che assistono gli informatori, come i facilitatori, i colleghi e i parenti.

Novità importante, quest’ultima, che richiederà un adeguamento del testo normativo italiano che prevede – attualmente – tutela per i soli dipendenti.

Le segnalazioni potranno essere effettuate discrezionalmente anche direttamente al di fuori dell’ambito aziendale, alle Autorità nazionali competenti, nonché agli organi e alle agenzie competenti dell’UE, venendo dunque meno la gerarchia di segnalazione (prima internamente all’organizzazione e solo successivamente, in caso di mancato riscontro, alle Autorità).

Le imprese che hanno già provveduto a dotarsi di quanto previsto dal disposto normativo del D.lgs. 231/2001 sul tema Whistleblowing dovranno, quindi, rimanere in attesa del recepimento da parte dello Stato italiano della Direttiva Europea, previsto nel termine di 2 anni dalla sua emanazione. Per chi, al contrario, fosse ancora privo del canale di segnalazione che garantisce la tutela della riservatezza del segnalante, il riferimento per essere in regola rispetto all’attuale normativa vigente è l’art. 6, comma 2 bis, D.lgs. 231/2001.