Costituzione di Parte Civile nei confronti dell’Ente: la prima pronuncia verso l’ammissibilità


Uno dei temi maggiormente controversi negli ultimi tempi sia in Dottrina che in Giurisprudenza, a causa del silenzio sul punto da parte del Legislatore, vede – con l’ordinanza del 7 maggio 2019 del Tribunale di Trani – l’apertura di un varco di segno contrario rispetto a quello sinora accreditato: la possibilità, per la parte privata e danneggiata, di esercitare il diritto di costituirsi parte civile nel processo instaurato a carico dell’ente ai sensi del D.lgs. 231/2001.

Nel caso di specie, infatti, è stato revocato il provvedimento del Giudice dell’udienza preliminare che ne aveva dichiarato l’inammissibilità.

Ammissibilità: due tesi contrapposte

In particolare, l’accennato dibattito in merito alla possibilità o meno di costituirsi parte civile, vedeva contrapposte due differenti interpretazioni di seguito, brevemente, esposte.

Pro ammissibilità

Indipendentemente dal nomen iuris della responsabilità ex D.lgs. 231/2001, la stessa riconosce una responsabilità da illecito che, secondo l’art. 2043 del c.c., prevede un diritto del danneggiato al risarcimento del danno. Si riconosce, dunque, una responsabilità diretta dell’Ente, rispetto alla quale è azionabile, secondo il disposto degli artt. 185[1] c.p. e 74[2] c.p.p., il risarcimento del danno nel processo penale.

Contra ammissibilità

La responsabilità ex D.lgs. 231/2001 è una responsabilità di tipo amministrativo e, pertanto, l’Ente risponderà per un comportamento differente e distinto dalla fattispecie di reato da cui pure deriva la chiamata in responsabilità del medesimo. Non è dunque possibile compiere un’interpretazione estensiva dell’art. 185 c.p. né, pertanto, la costituzione di parte civile del danneggiato da reato nei confronti dell’Ente.

Sul punto sono anche intervenute la Corte di Giustizia Europea[3] e la Corte Costituzionale[4].

La decisione del tribunale di Terni

Con la decisione assunta dal Tribunale di Terni, dunque, il Collegio ha scardinato il solco tracciato dalle precedenti pronunce, aderendo all’interpretazione estensiva dell’art. 185 c.p. e ritenendo ammissibile la possibilità per il danneggiato di avanzare la propria pretesa risarcitoria direttamente nei confronti dell’Ente. Si legge, infatti, nell’ordinanza che “non può escludersi che dal fatto dell’ente (colpa di organizzazione; deficit di organizzazione e controllo) possa derivare un danno risarcibile per fatto proprio dell’ente“. Inoltre, l’esercizio del diritto di costituirsi parte civile non subisce preclusioni nemmeno nel caso in cui “sia stata già esercitata da alcune parti civili l’azione civile indiretta, tramite lo strumento della citazione del responsabile civile”.

[1] Cfr. Corte di Giustizia Europea, sentenza n. C-79/11 del 12 luglio 2012 relativa all’interpretazione dell’art. 9 della decisione quadro del Consiglio 15 marzo 2011, 2001/220/GAI che riguarda, come noto, la più ampia questione della posizione della vittima nel procedimento penale.

[2] Cfr. Corte Costituzionale, sentenza n. 218/2014.

[3] L’art. 185 c.p. così recita: “Ogni reato obbliga alle restituzioni a norma delle leggi civili [1168-1169]. Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale [2059], obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui [20432054]”

[4] L’art. 74 c.p.p. così recita: “L’azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui all’articolo 185 del codice penale può essere esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno ovvero dai suoi successori universali [90 c.p.p.], nei confronti dell’imputato e del responsabile civile”.

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