Europa e Oriente: manca una normativa privacy adeguata


Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, ha manifestato ancora una volta, il suo timore legato ai rapporti tra Europa e Oriente, e alla relativa mancanza di una normativa privacy adeguata.

La problematica della regolamentazione del trasferimento di dati all’estero è questione complessa, specialmente nello scenario attuale di forte sviluppo tecnologico.
Il Regolamento UE 2016/679 permette il trasferimento di dati personali a un paese terzo o ad un’organizzazione internazionale a patto che vengano rispettate le condizioni stabilite nel regolamento stesso: presenza di decisioni di adeguatezza, adesione del Paese terzo a codici di condotta, stipulazione di Data Transfer Agreement, ecc.

Social network, App, cloud, sono solo alcuni esempi di come la tecnologia possa essere lo strumento attraverso il quale vengono trasferiti i dati personali. Si pensi ai server di servizi di newsletter, ubicati in Paesi terzi, oppure agli host dei siti internet spesso posti in Paesi terzi, o ancora agli strumenti di Intelligenza Artificiale che permettono di mettere in collegamento più device.

Il Paese terzo più noto dove confluiscono la gran parte dei dati degli europei sono gli USA, dove la situazione privacy è stata più volte regolamentata dapprima con il Safe Harbor ed oggi con il Privacy Shield tra Ue e Stati Uniti. Ma gli Stati Uniti non sono gli unici ad avere forti competenze in ambito tecnologico. Ad oggi è la Cina a detenere il titolo di dominus in ambito tecnologico, visti gli investimenti di moltissime risorse in ambito di intelligenza artificiale e di creazione di infrastrutture sempre più avanzate, una tra tutte, la rete 5G, che se da un lato agevolerà il monitoraggio e la velocità di trasmissione dei dati, portando innumerevoli vantaggi e benefici, dall’altro porterà la Cina ad avere un potere immenso sui dati personali di tutti, europei e non. Si consideri, che Pechino ha già un patrimonio di dati raccolti e elaborati enorme, confrontato con la sua popolazione

Più volte l’Autorità di Controllo si è resa conto che le “piattaforme che arrivano da Oriente, entrano sempre più nel mercato del consumo europeo e globale” e del ruolo tutt’altro che marginale della Cina. Ciò rappresenta, secondo Antonello Soro, una “straordinaria criticità nello scenario internazionale”, un gap che al momento è del tutto sottovalutato.

La soluzione sarebbe quella di imporre, anche a Oriente, l’applicazione del Regolamento UE 2016/679, affinché vengano correttamente gestiti e normati i flussi di dati personali, soprattutto con l’imminente avvento delle reti 5G.

Una disciplina della privacy anche in Cina, così come è stato previsto per gli Usa, permetterebbe di ridurre esponenzialmente gli attacchi cyber.

Il Garante conclude affermando che “I rapporti commerciali tra Occidente e Oriente non possono più prescindere oggi da una cornice di garanzie adeguate soprattutto sotto il profilo privacy, sulla scia di riforme quali quelle che hanno consentito la conclusione del Privacy Shield con gli Stati Uniti o dell’accordo con il Giappone per lo scambio dei dati”.

Fonte: sito del Garante www.garanteprivacy.it

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