Installazione di telecamere in luogo pubblico: come funziona?


L’occhio vigile della telecamera in un luogo pubblico è reato? La sentenza 20527/2019 della cassazione lo scorso mese di marzo ha detto NO, non si tratta di violenza privata.  Se ancora avete dei dubbi, siete nel luogo giusto.  In questo articolo cercheremo di spiegare perché è possibile avere l’occhio vigile del “Grande Fratello” sul suolo pubblico e a quali condizioni.

Indice:

Presupposti

Gli obblighi normativi

 

  1. I presupposti

videosorveglianza, Labor Project

 

Il dibattito sulle telecamere di sicurezza in luoghi pubblici è sempre aperto. Da un lato garantisce maggiore tranquillità, dall’altra le nuove regole sul GDPR richiedono un attento approfondimento sul tema  per capire cosa è lecito e cosa no. La giurisprudenza, con la sentenza 20527/2019, sembra essere arrivata alla formulazione di linee guida a cui aziende e privati devono fare riferimento in tema di videosorveglianza.

  • Il fatto

L’episodio risale ad una vicenda che ha visto coinvolti due privati cittadini. Nel 2010 avevano installato le telecamere sul muro di cinta della propria abitazione, rivolte verso aree pubbliche di transito. In questo modo venivano ripresi gli abitanti della zona, a cui venivano poi imputati presunti illeciti: dagli schiamazzi, al parcheggio fuori dalla sosta consentita, dai bisogni dei cani abbandonati per strada, ai mozziconi di sigarette gettate a terra e poi denunciati. Un Grande Fratello inflessibile, insomma. Ne nasceva così un procedimento penale dove i due imputati, che avevano fatto installare le telecamere, venivano chiamati a rispondere di violenza privata.

  • La sentenza

    • Nel primo grado di giudizio i due imputati sono stati condannati alla pena di un anno di reclusione ciascuno, oltre che al pagamento delle spese processuali e al risarcimento del danno, calcolato in 1000 euro cadauno.
    • La Corte d’Appello non cambiava la sentenza, ma riformulava solo la sanzione: sei mesi di reclusione e la condanna al pagamento delle spese processuali.
    • Nel terzo grado, invece, la Cassazione annullava la condanna. Nel motivare la sua decisione, la Cassazione distingueva la violenza fisica e psichica da quella propriamente morale.

 

  1. Gli obblighi normativi

telecamere, sicurezza, videosorveglianza, Labor Project

 

Alla luce della sentenza del 7 marzo 2019, dunque, la Cassaszione ha definito gli obblighi normativi entro cui è possibile installare una videocamera di sorveglianza sul suolo pubblico.

 

  • In ambito privato

  • È possibile l’installazione di una telecamera con una videosorveglianza libera, ovvero senza apporre il cartello con l’avviso della presenza della telecamera e senza darne comunicazione alle autorità di polizia:
    • se l’angolo visuale delle riprese è limitato ai soli spazi di esclusiva pertinenza dei condomini che hanno installato le telecamere.
    • Quando è evitata ogni ripresa di immagini relative ad aree comuni dell’edificio condominiale o antistante l’abitazione di altri condomini.
    • Nel momento in cui le immagini non sono diffuse a terze persone (ad esempio via web).
  • Scatta invece il reato di interferenze illecite nella vita privata e scatta la sanzione di reclusione da sei mesi a quattro anni con la condanna del colpevole al risarcimento del danno morale nei confronti di chi è stato spiato a sua insaputa quando:
    • La telecamera di videosorveglianza è installata in modo tale per cui l’obiettivo riprende tutto il pianerottolo o la porta di casa del vicino, la strada o il garage condominiale.
    • Sono ripresi i volti delle persone anche attraverso il videocitofono o lo spioncino digitale, se quest’ultimo oltrepassa la normale angolatura che l’occhiello classico avrebbe.
  • Sul luogo di lavoro

La nuova normativa europea in tema di privacy, contenuta nel GDPR, ha rivoluzionato anche la gestione dei dati relativi alla forza lavoro, uno fra tutti il tema dei controlli a distanza e della videosorveglianza. Non solo, il legislatore italiano è anche intervenuto con il Dlgs 101/2018, in vigore dal mese di settembre, per adeguare il codice della privacy alla riforma normativa comunitaria.

  • Condizioni:
    • Secondo il regolamento europeo, il trattamento dei dati personali è consentito se esiste un legittimo interesse del datore di lavoro, sempre che non prevalga su interessi, diritti e libertà del lavoratore.
    • In assenza di questa condizione è possibile l’installazione di telecamere di videosorveglianza sul luogo di lavoro, previo accordo sindacale. Questo perché i controlli a distanza devono rispettare oltre le norme comunitarie in tema di privacy, anche lo statuto dei lavoratori.
  • Informativa:
    • La normativa sulla privacy impone che al lavoratore venga fornita un’informativa per il trattamento dei dati, dove dovrà essere riportata anche la finalità relativa ai sistemi di videosorveglianza
    • Venga specificata la condizione di legittimo interesse.
    • Siano illustrati i diritti a favore dell’interessato, tra i quali vi è la cancellazione dei dati personali.
Se ti è piaciuto l'articolo condividi:

Matteo Colombo

Socio Fondatore e Presidente dell’Associazione dei Data Protection Officer – ASSO DPO. Consulente d’impresa e formatore, esperto in materia privacy e lavoristica. Dopo un’esperienza di alcuni anni in una primaria multinazionale del settore Agenzie per il Lavoro quale Risk Manager e componente del Team ufficio legale, è socio fondatore di Labor Project Srl, azienda che da quindici anni opera nel campo della “compliance” in tema Privacy e 231/01 e di cui è a tutt’oggi l’Amministratore Delegato. A capo di un pool di tecnici, nel corso di questi anni ha seguito imprese private e pubbliche amministrazioni nell’adempimento del Testo Unico Privacy e GDPR. È DPO di alcune importanti società multinazionali. Relatore in molteplici eventi in tutta Italia sui temi Privacy e autore di diversi libri sul Regolamento (UE) Privacy. Esperto in materia di reati societari D.Lgs. 231/01 e componente di Organismi di Vigilanza. Relatore in molteplici eventi in tutta Italia sui temi Privacy e 231 e ideatore del progetto E-Learning “Master DPO”. CIPP/E: Certified Information Privacy Professional/Europe Socio Fondatore e Presidente dell’Associazione dei Data Protection Officer – ASSO DPO. Fondatore del gruppo Linkedin “ASSO DPO | Data Protection Officer”. Componente del Comitato Scientifico di Istituto Italiano Privacy Componente del gruppo di Esperti Italiani di Privacy Italia