Come ottenere finanziamenti per la formazione in azienda


La formazione all’interno di un’azienda se pur non obbligatoria, tranne che nell’ambito della sicurezza, è fortemente consigliata. Pertanto, per un’impresa è opportuno investire nel processo formativo. È evidente che occorre avere delle risorse per poter offrire ai propri dipendenti un percorso formativo di livello. La risposta a questa esigenza arriva dai cosiddetti fondi interprofessionali. In questo articolo cercheremo di fare il punto per capire cosa sono, come ottenere i finanziamenti per la formazione e soprattutto cerceremo di dare gli strumenti alle aziende per scegliere il fondo più congruo alle proprie esigenze ed aspettative.

 

INDICE

Fondi interprofessionali: cosa sono

Come utilizzarli

Fondi attivi in Italia

Come scegliere un fondo

 

 

Fondi interprofessionali: cosa sono

 

Formazione | Labor Project

 

Per la formazione dei propri dipendenti, le imprese hanno la necessità di avere fondi interprofessionali, ovvero fondi alimentati dai lavoratori stessi, attraverso il versamento di contributi integrativi. In che modo?

Dalla fine degli anni ’70 (per l’esattezza nel 1978 con l’articolo 25 della legge 845) è stato introdotto un contributo che le aziende versano all’Inps chiamato contributo per la disoccupazione involontaria. Lo 0,30% di questo contributo viene destinato alla formazione dei lavoratori.

  • La legge

Con la legge 388 del 2000 sono nati i fondi interprofessionali, ovvero un accantonamento di risorse pari, come abbiamo visto nel paragrafo precedente, allo 0,30% del contributo per la disoccupazione volontaria moltiplicata per il numero dei dipendenti.  I fondi ad oggi sono circa 20 ed ogni azienda può scegliere il fondo a lei più congeniale.

Strumenti di finanziamento dei progetti formativi: come utilizzarli

Partendo dal presupposto che l’adesione al fondo Interprofessionale è volontaria, essa avviene tramite il flusso Uniemes (ovvero il sistema con cui le aziende comunicano mensilmente all’Inps i versamenti fatti per i lavoratori).

  • Caratteristiche

L’adesione è su base annua e può essere revocata. Non solo, se pur con alcune limitazioni, è possibile la mobilità tra fondi, come stabilito dalla circolare Inps 107, del primo ottobre 2009.

  • Attività di organizzazione e controllo

Spetta all’ANPAL (azienda nazionale politiche attive lavoro) sostenere il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali nella scelta delle linee di indirizzo della formazione professionale continua, (compresa quella finanziata dai fondi interprofessionali) e vigilare sulle attività svolte per la formazione continua. In tema di fondi interprofessionali sono state varate nel 2018, delle linee guida sulla gestione delle risorse destinate ai fondi interprofessionali per fissare le modalità e i criteri di gestione degli stessi.

Al fine di rendere uniforme l’applicazione delle Linee Guida, il regolamento prevede un sistema di organizzazione e controllo delle risorse con tracciabilità dei flussi e procedure di verifica sulle spese sostenute per le attività di gestione e propedeutiche per la realizzazione di piani formativi. In particolare, le attività di controllo consistono:

  • Visite in itinere che avvengono attraverso visite ispettive presso il luogo di svolgimento dell’attività formativa
  • Verifiche ex post ovvero stabilite dopo la ricezione del rendiconto finale, dovranno essere finalizzate a verificare la completezza della documentazione, la coerenza con quanto dichiarato in fase di finanziamento e congruenza delle spese rendicontate.

 

Fondi attivi in Italia

 

formazione, Labor Project

 

 

Oggi i fondi attivi in Italia sono 19 su 22 autorizzati dal Ministero del Lavoro.

A questi si aggiunge il Forma Temp che è dedicato alla formazione e sostegno al reddito dei lavoratori in somministrazione.

Se è vero che il panorama è variegato e potrebbe mettere in difficoltà le aziende nella scelta del fondo interprofessionale, è altrettanto vero che la maggior parte di imprese ed aziende si affidano poi a tre fondi.

 

  • Fondimpresa

    E’ il Fondo per la formazione continua di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil ad esso aderiscono 185mila aziende per un totale di 4,46 milioni di lavoratori con tre canali di finanziamento:

    • Conto sistema ovvero un conto collettivo a cui si accede attraverso avviso e finanzia piani formativi settoriali e territoriali
    • Conto formazione si tratta di un conto aziendale che ogni aderente ha a disposizione
    • Contributo Aggiuntivo si accede rispondendo ad un avviso specifico che permette alle imprese di avvalersi di risorse integrative per realizzare il proprio piano formativo.

 

  • Fondo For.Te.

    Si tratta del secondo fondo più gettonato con oltre un milione e duecento mila lavoratori e 118 mila aziende. Promosso da Confcommercio, Confetra, Cgil, Cisl e Uil, copre il settore terziario, con un occhio di riguardo per commercio, turismo, logistica, spedizioni e trasporti. Questo fondo consente a coloro che aderiscono di scegliere un conto aziendale, aggregato o un avviso che può essere:

    • Avviso di sistema, destinato a finanziare piani aziendali, settoriali e territoriali
    • Avviso per progetti tematici
    • Avviso per progetti innovativi
    • Avviso per fruizione voucher formativi.

 

  • FonARCom

    Costituito da CONF.S.A.L. e CIFA, è dedicato alle imprese del settore terziario e artigianato. Conta oltre 170 mila aziende e un totale di un milione e 150 mila lavoratori. In questo caso gli strumenti di finanziamento sono

    • Conto aziendale
    • Conto aggregato
    • Avviso

 

Attraverso i fondi si possono finanziare quattro tipi di piani formativi:

  • Territoriali: che coinvolgono imprese di settori produttivi diversi, ma che operano sullo stesso territorio
  • Settoriali: rivolti a più imprese dello stesso settore
  • Aziendali: dedicati ai lavoratori di singole aziende
  • Individuali: ovvero rivolti a singoli lavoratori per la loro riqualificazione.

Come scegliere un fondo

La scelta del fondo su cui puntare non è sempre facile per il variegato panorama presente in Italia. I criteri adottati dalle imprese poi possono essere molteplici.

  • Modalità di erogazione dei finanziamenti. In questo caso la decisione dell’impresa è legata maggiormente al fine ultimo. Le principali sono tre:
    • Avvisi: l’azienda deve rispondere presentando il proprio piano formativo entro il termine indicato nel bando. In questo caso l’erogazione sarà fatta, se la commissione di valutazione darà il proprio assenso. Questo strumento è utilizzato prevalentemente nella pubblica amministrazione
    • Conto Formazione Aziendale: l’azienda dispone di un conto sul quale vengono versate le quote che restano a disposizione per utilizzarle al meglio, nei limiti del finanziamento stabilito.
    • Conto Formazione Aggregato: alcune imprese decidono di operare con versamenti cumulativi su un unico conto. La gestione delle risorse sarà affidata a una delle imprese oppure ad un ente di formazione.
  • Dimensione aziendale: in questo caso il fattore che incide sulla scelta dei fondi è la dimensione dell’azienda. Più è grande e maggiormente tende a privilegiare fondi che prevedono conti aziendali perché è molto probabile che riescano a finanziare la formazione solo con i propri accantonamenti.

Da qualche anno a seguito delle liberalizzazioni, ogni realtà societaria ha la più totale facoltà di scelta; questo ha portato a forti squilibri a vantaggio di quei fondi che più di tutti hanno saputo cogliere le sfide della formazione continua, intesa come reale necessità di bisogno formativo garantendo al contempo funzionalità, efficienza operativa e capacità di gestione di numeri rilevanti di progetti presentati. Il risultato è che Fondimpresa raccoglie percentuali d’adesioni senza pari con: 175.354 aziende aderenti e 4.384.002 lavoratori (pari a circa il 44% dei lavoratori afferenti ad aziende iscritte a fondi interprofessionali in Italia).

 

 

 

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Matteo Colombo

Socio Fondatore e Presidente dell’Associazione dei Data Protection Officer – ASSO DPO. Consulente d’impresa e formatore, esperto in materia privacy e lavoristica. Dopo un’esperienza di alcuni anni in una primaria multinazionale del settore Agenzie per il Lavoro quale Risk Manager e componente del Team ufficio legale, è socio fondatore di Labor Project Srl, azienda che da quindici anni opera nel campo della “compliance” in tema Privacy e 231/01 e di cui è a tutt’oggi l’Amministratore Delegato. A capo di un pool di tecnici, nel corso di questi anni ha seguito imprese private e pubbliche amministrazioni nell’adempimento del Testo Unico Privacy e GDPR. È DPO di alcune importanti società multinazionali. Relatore in molteplici eventi in tutta Italia sui temi Privacy e autore di diversi libri sul Regolamento (UE) Privacy. Esperto in materia di reati societari D.Lgs. 231/01 e componente di Organismi di Vigilanza. Relatore in molteplici eventi in tutta Italia sui temi Privacy e 231 e ideatore del progetto E-Learning “Master DPO”. CIPP/E: Certified Information Privacy Professional/Europe Socio Fondatore e Presidente dell’Associazione dei Data Protection Officer – ASSO DPO. Fondatore del gruppo Linkedin “ASSO DPO | Data Protection Officer”. Componente del Comitato Scientifico di Istituto Italiano Privacy Componente del gruppo di Esperti Italiani di Privacy Italia