Le famiglie di reati 231 si allargano: il benvenuto ai reati tributari


Il 17 dicembre 2019, con 166 voti favorevoli, 122 contrari e nessuna astensione, il Senato della Repubblica ha convertito il decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, recante Disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili. Tale provvedimento, oltre a provvedere all’inasprimento delle pene previste per alcune delle fattispecie contemplate dal D. Lgs. 74/2000 (Reati Tributari), amplia nuovamente l’elenco dei reati presupposto contenuti nel D.lgs. 231/2001, mediante la previsione di un nuovo art. 25-quinquiesdecies, in relazione alla commissione di una serie di reati tributari.

Se nella prima versione (pre-emendamento), l’unica fattispecie aggiunta a quelle in grado di richiamare a responsabilità le società era il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false, il testo nella versione definitiva comprende anche il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3 D.lgs. n. 74/200), emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8), occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10) e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11).

Indice

  1. Dettagli sul piano sanzionatorio
  2. Cosa cambia per le aziende? 

Dettagli sul piano sanzionatorio

A livello sanzionatorio le società risponderanno come segue:

  • con la sanzione pecuniaria fino a 500 quote, per i delitti di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ex articolo 2, comma 1 del D. Lgs. n 74/2000, di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti ex articolo 8, comma 1 del medesimo D. Lgs. n 74; con la sanzione pecuniaria fino a 400 quote, per i delitti di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall’articolo 2, comma 2-bis del D. Lgs. n 74/2000, con la sanzione fino a 500 quote per i delitti di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, ex art. 3; con la sanzione pari a 400 quote in caso di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti previsto dall’articolo 8, comma 2-bis del D. Lgs. n 74/2000, di occultamento o distruzione di documenti contabili disciplinato dall’art. 10 e di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte previsto art. 11;
  • con le sanzioni interdittive, ma solo in particolari casi, tra le quali: i) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; ii) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; iii) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Da tenere ben presente, peraltro, che in caso di ottenimento da parte dell’ente di un profitto di rilevante entità derivante dalla commissione di uno dei reati tributari presupposto, la sanzione pecuniaria inflitta dal Giudice dovrà essere aumentata di un terzo (solo per tali reati può essere applicata anche la sanzione interdittiva).

Relativamente, invece, al delitto di dichiarazione fraudolenta mediante uso di documenti per operazioni inesistenti, la novità normativa prevede la possibilità di estinguere il reato per mezzo dell’integrale pagamento del debito tributario, tuttavia solo se tale atto intervenga prima che l’autore del reato abbia avuto una formale conoscenza di un’indagine aperta a suo carico per tali fatti.

Cosa cambia per le aziende? 

In conclusione, alla luce di quanto esposto ed in considerazione delle rilevanti conseguenze ricollegate alla realizzazione, nell’interesse o a vantaggio dell’ente, dei nuovi reati presupposto, le aziende dovranno provvedere ad aggiornare il proprio Modello Organizzativo, mappando al suo interno il rischio di commissione dei sopra citati reati e stabilendo relativi protocolli, idonei ad evitarne il compimento.

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