D.Lgs. 231/01: salute e sicurezza sui luoghi di lavoro: anche la violazione isolata di norme cautelari rende colpevole l’impresa



La Corte di Cassazione, Sez. IV penale, con la sentenza 29584/2020 si è espressa sui reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime richiamati dall’art. 25-septies D.lgs. 231/2001, affermando che tali fattispecie di reato non richiedono la violazione sistematica della normativa antinfortunistica per la configurabilità della responsabilità dell’ente derivante dai reati colposi in parola.

I dettagli della sentenza

Il procedimento ha riguardato le lesioni personali colpose subite, presso un capannone industriale, da due lavoratori che precipitando da circa tre metri di altezza, avevano riportato lesioni gravi. Nel corso delle indagini, era emerso che i lavoratori erano dipendenti di una società intervenuta nel cantiere in questione senza alcun contratto d’appalto con la Committente, ma su incarico di un “uomo di fiducia” di quest’ultima. Al fine di velocizzare i lavori di costruzione del capannone commissionato, infatti, non venivano seguite le prescrizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, operando in difformità rispetto a quanto previsto dal progetto originario.
Dalle indagini, inoltre, era emerso che non erano stati svolti corsi sulla sicurezza e che i lavoratori non erano stati muniti di imbracature di ancoraggio o di cinture di sicurezza.

Il rigetto della tesi difensiva dell’ente

La società committente, ritenuta responsabile ex D.lgs. 231/2001 nei precedenti gradi di giudizio e condannata per il reato di lesioni personali colpose commesse con violazione della disciplina antinfortunistica, ricorreva dinnanzi alla Corte, sostenendo che la violazione delle regole cautelari era dipesa da un’iniziativa estemporanea finalizzata ad accelerare i tempi di lavoro, non potendo quindi essere considerata quale espressione di una consapevole politica di impresa. Rigettando il ricorso presentato dalla Società, la Sezione IV penale della Suprema Corte si è espressa sostenendo che, con riguardo ai reati in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, l’interesse – criterio di imputazione del reato 231 – può sussistere anche in relazione ad una trasgressione isolata della normativa antinfortunistica.
Infatti, ha precisato la Corte, per la configurabilità della responsabilità dell’ente derivante da reati colposi non è richiesta la natura sistematica delle violazioni alla normativa antinfortunistica. Sarebbe, infatti, eccessivo rispetto allo spirito della legge “ritenere irrilevanti tutte quelle condotte, pur sorrette dalla intenzionalità, ma, in quanto episodiche e occasionali, non espressive di una politica aziendale di sistematica violazione delle regole cautelari”. La sistematicità di una violazione, quindi, è sì un dato rilevante e da prendere in considerazione per fondare il giudizio di colpevolezza da muovere all’ente, ma in un’ottica meramente probatoria. L’integrazione del reato previsto dall’art. 25-septies D.lgs. 231/2001, infatti, è perfezionata anche con un’unica violazione della normativa antinfortunistica se da essa deriva una lesione personale o l’evento morte.
La Corte di Cassazione ha dunque confermato la sentenza di condanna nei confronti della società committente, negando la ricostruzione della difesa e precisando che “l’interesse può sussistere anche in relazione a una trasgressione isolata, allorché evidenze fattuali dimostrino tale collegamento finalistico, così neutralizzando il valore probatorio astrattamente riconoscibile al connotato della sistematicità”. Articolo a cura di Michela Parotelli | Legal Compliance Officer e Responsabile 231, Labor Project
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