Formazione e autoformazione: due metodologie incompatibili per raggiungere consapevolezza in ambito privacy?

Ancora oggi in molte aziende i lavoratori hanno scarsa consapevolezza dei rischi dell’uso distratto di dati personali, scopriamo insieme la forza di una strategia formativa che combina formazione e autoformazione.



Tra le principali sfide che la data protection ha lanciato a titolari e responsabili del trattamento vi è quella di raggiungere un adeguato livello di consapevolezza all’interno delle rispettive organizzazioni aziendali.

Con il termine consapevolezza (awareness in inglese) si intende lo stato in cui un soggetto è a conoscenza di alcune informazioni e tali informazioni sono direttamente disponibili per essere trasferite in un'ampia gamma di processi comportamentali.

Indice

Consapevolezza quella tanto ambita

Ancora ad oggi in molte aziende i lavoratori hanno scarsa consapevolezza dei rischi dell’uso distratto di dati personali: non si comprende facilmente che ogni informazione, ogni dato personale, che viene utilizzato nell’esecuzione delle proprie mansioni, merita adeguata protezione.

Esistono, infatti, una sovrabbondanza di comportamenti che, apparentemente innocui, realizzati più o meno consciamente, possono provocare comunque effetti pregiudizievoli per la vita degli interessati.

La costante produzione normativa e di standard internazionali in materia si pone, tra gli altri, l’obiettivo di responsabilizzare le persone e incoraggiare le aziende a prestare massima attenzione a questa tematica.

Si può dire che la consapevolezza sia, da un lato, il frutto di un percorso di formazione della coscienza e, al contempo, il punto di partenza per una equilibrata e profonda conoscenza dei temi in materia di protezione dei dati personali.

Risulta, pertanto, fondamentale implementare l’educazione di base alla protezione dei dati e l’apprendimento continuo, in modo da garantire le competenze critiche necessarie al raggiungimento della tanto ambita consapevolezza.

Come fare?

Formazione e autoformazione

Oggigiorno, attraverso Internet si compiono numerose attività: ricerche, acquisti, prenotazioni, ecc. e in taluni casi ci si può anche formare.

Ci riferiamo, in particolare, ai numerosi contenuti che la rete mette a disposizione dell’utente curioso e interessato: articoli, video, podcast, che a vario titolo trattano tematiche che gravitano attorno alla privacy e alla data protection (nuove tecnologie, cyber security, tutela dei diritti umani).

Accanto alla così detta formazione in presenza o apprendimento d’aula, quindi, si affaccia quella che possiamo definire come autoformazione (self learning).

Questa “nuova” modalità di apprendimento, che favorisce in maniera esponenziale l’informazione degli individui grazie alla velocità di consultazione di contenuti presenti sul web è, talvolta, penalizzata dalla mancanza di discernimento delle fonti e dei docenti.

In effetti, le fonti consultabili sul web non sono sempre corrette e i contenuti sono tipicamente poco articolati perché devono risultare facilmente leggibili e in breve tempo.

Il processo di auto-apprendimento generalizzato rischia quindi di determinare confusione e un abbassamento del livello culturale tra gli utenti.

La forza di una strategia combinata

Dunque, se il problema dell’autogestione riguarda la capacità del singolo di saper apprendere, su cosa bisogna far leva per sviluppare una competenza ad auto-apprendere che non può essere data per scontata?

Accertarsi che le persone in posizioni di comando e in ruoli chiave dell'organizzazione siano consapevoli dell'impatto che il GDPR ha sulle attività aziendali quotidiane e di individuare quelle aree che possono presentare problemi di adeguamento alla nuova normativa, facilitando la cultura del voler apprendere.

Formare secondo il “metodo classico” tutti i lavoratori impegnati in azienda, in modo da creare quel substrato di conoscenza che permetta di avere dei costrutti di base dai quali attingere per poter apprendere

Individuare delle figure definibili “tutor della consapevolezza”, alle quali spetta l’arduo compito di selezionare e veicolare tra i colleghi risorse interne ed esterne adeguate (scartando la junk information), così favorendo l’attitudine all’autoformazione.

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