Novità in materia whistleblowing: passa la Legge Delega per il recepimento della Direttiva 2019/1937

La Camera dei Deputati, nella seduta dello scorso 2 agosto, ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge recante “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti normativi dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2021”, che include la Direttiva 2019/1937 in materia di “Protezione degli individui che segnalano violazioni delle norme comunitarie”.



La Camera dei Deputati, nella seduta dello scorso 2 agosto, ha approvato in via definitiva il Disegno di Legge recante “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti normativi dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2021”, che include la Direttiva 2019/1937 in materia di “Protezione degli individui che segnalano violazioni delle norme comunitarie”.

1. Cosa prevede oggi la normativa italiana

Attualmente, in Italia, la disciplina del whistleblowing prevede che le imprese dotate di modello organizzativo 231 debbano regolamentare le modalità di effettuazione delle segnalazioni e di gestione delle stesse, con lo scopo di garantire la riservatezza dell’identità del segnalante.

A tal proposito, ai sensi dell’articolo 6, comma 2-bis, d.lgs. 231/2001 (introdotto dalla legge n. 179/2017) il modello organizzativo deve prevedere: 

  • uno o più canali di segnalazione; 
  • almeno un canale alternativo di segnalazione, con modalità informatiche;
  • il divieto di atti di ritorsione o discriminazione nei confronti del segnalante;
  • sanzioni nei confronti di chi viola le misure di tutela del segnalante e di chi effettua con dolo o colpa grave segnalazioni infondate.

2. Cosa prevede la Direttiva del Parlamento Europeo n. 1937 del 23 ottobre 2019

Il provvedimento ha lo scopo di armonizzare la disciplina relativa al whistleblowing all’interno dell’Unione Europea, prescrivendo standard minimi di protezione, che ciascun Stato membro è tenuto a recepire, entro due anni dall’entrata in vigore della normativa.

La Direttiva impone, infatti, l’istituzione di canali e procedure per le segnalazioni a tutela del whistleblower che segnala violazioni del diritto dell’Unione, di cui sia venuto a conoscenza nell’ambito del proprio contesto lavorativo, introducendo:

  • l’obbligo di istituire canali di segnalazione interni per tutti gli enti privati con più di 50 dipendenti;
  • l’obbligo di istituire procedure per le segnalazioni interne a tutela del whistleblower.

In particolare, nei settori nei quali opera (tra questi, l’art. 2 prevede: appalti pubblici, servizi finanziari, sicurezza dei prodotti e dei trasporti, ambiente, alimenti, salute pubblica, protezione dei consumatori, privacy, sicurezza delle reti e dei sistemi informatici, concorrenza) la Direttiva prevede una definizione più ampia di whistleblower, rispetto a quella contemplata dalla disciplina nazionale.

Potranno, infatti, assumere la veste di whistleblower non solo i dipendenti ma anche i lavoratori autonomi, gli azionisti, i membri degli organi di amministrazione e di controllo, i collaboratori esterni, i tirocinanti, i volontari, tutti i soggetti che lavorano sotto la supervisione e direzione di appaltatori, sub-appaltatori e fornitori, oltre che i c.d. facilitatori (ossia coloro che prestano assistenza al lavoratore nel processo di segnalazione), i colleghi e persino i parenti del segnalante (cfr. art. 4 Direttiva). 

Inoltre, la tutela del whistleblower non potrà più essere ancorata al solo apparato 231, bensì dovranno essere predisposti appositi canali di segnalazione interni, a prescindere dall’adozione o meno di un modello organizzativo e per qualsiasi violazione del diritto comunitario (cfr. art. 8 e 9 Direttiva). 

In particolare, rileveranno le violazioni del diritto dell’Unione, relativamente

a specifici settori:

  • violazioni che ledono gli interessi finanziari dell’UE;
  • violazioni riguardanti la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali nel mercato interno, comprese violazioni delle norme dell’UE in materia di:
    • concorrenza;
    • aiuti di Stato;
    • imposte sulle società.

Come anticipato, la Direttiva prevede anche l’obbligo di istituire procedure per le segnalazioni interne a tutela del whistleblower che comprendano: 

  • canali di segnalazione sicuri;
  • un avviso del ricevimento della segnalazione alla persona segnalante entro sette giorni;
  • la designazione di una persona o di un servizio imparziale e competente per dare seguito alla segnalazione, entro tre mesi dall’effettuazione della stessa;
  • informazioni chiare e facilmente accessibili sulle procedure per effettuare le segnalazioni.

Si noti che il diritto nazionale potrebbe estendere le novità normative in parola anche agli enti privati con meno di 50 lavoratori, oltre che ad altri settori non contemplati dalla Direttiva.

3. La Legge Delega

Il Disegno di Legge della Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti normativi dell’Unione europea (c.d. Legge di delegazione europea 2021), presentato dal Governo il 13 luglio 2021, è stato approvato, con modificazioni, in prima lettura dalla Camera il 16 dicembre 2021 e dal Senato, con ulteriori modificazioni, il 30 giugno scorso. Successivamente, a seguito dell’esame della Commissione Politiche dell’Unione europea, la Camera ha dato il via libera al testo di legge nella seduta dello scorso 2 agosto.

La Legge di Delegazione europea 2021 è stata pubblicata Nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 199 del 26 agosto u.s. ed entrerà in vigore il 10 settembre p.v., data dalla quale decorrono i 3 mesi di termine per adempiere alla delega e dare attuazione alla Direttiva sul whistleblowing.

L’iter per il recepimento della Direttiva sul whistleblowing prevede, infatti, che, dopo l’approvazione del DDL da parte del Parlamento, il Governo adotti la normativa tramite delega (Decreto Legislativo), modificando il quadro regolatorio della L. 179/2017.

Dal momento che, a seguito delle dimissioni, il Governo, ad oggi, è in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, non è certo che la nuova normativa riuscirà a essere approvata in tempo.


4. Come adeguarsi alla nuova normativa

Per implementare o aggiornare il sistema di whistleblowing in linea con quanto richiesto dalla Direttiva UE, occorre:

  • definire la governance del processo di gestione delle segnalazioni, individuando e valutando idonee soluzioni organizzative;
  • definire le modalità operative in cui si articola il processo di gestione delle segnalazioni (es. canale di segnalazione, modalità di ricezione e analisi delle segnalazioni, modalità di tutela del segnalante);
  • predisporre policy e procedure specifiche;
  • implementare la formazione in tema di whistleblowing;
  • regolamentare il processo di analisi e gestione delle segnalazioni ricevute;
  • assicurare la compliance in tema di trattamento dei dati personali (integrazione dell’Informativa privacy e del registro dei trattamenti, nomina ad autorizzato del trattamento, etc.).

In particolare, quanto ai possibili canali attivabili, come sopra esplicitato, “almeno un canale” deve avere “modalità informatiche”. 

Per tale ragione, al fine di garantire la riservatezza dell'identità del segnalante, le Linee guida per la costruzione dei modelli di organizzazione ai sensi del d.lgs. 231/2001 suggeriscono l’utilizzo di piattaforme informatiche, anche gestite da terze parti indipendenti e specializzate.

Di seguito accesso alla piattaforma Parrots231_whistleblowing che assicura la completa riservatezza del segnalante e permette, all’impresa che lo adotta, di rafforzare il virtuoso processo di lotta agli illeciti realizzati nell’interesse o a vantaggio dell’organizzazione stessa.

Per qualsiasi dubbio il nostro team è a tua disposizione!

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