Il Garante sanziona R.T.I. S.p.a. per le modalità di raccolta di informazioni personali nel corso di un’inchiesta giornalistica del programma "Le iene"




Sanzione privacy del Garante per la protezione dei dati a R.T.I. S.p.a. (società del Gruppo Mediaset): il bilanciamento dei diritti dell’interessato alla propria riservatezza e alla protezione dei propri dati personali, con il diritto di cronaca.


Il 26 novembre 2020, il Garante per la Protezione dei Dati Personali la nota emittente televisiva per la modalità con cui alcuni giornalisti del programma televisivo “Le iene” hanno raccolto informazioni presso un medico (il reclamante) nel corso di un’inchiesta giornalistica

Segnaliamo questo provvedimento per l’analisi svolta dall’Autorità nel bilanciamento dei diritti dell’interessato alla propria riservatezza ed alla protezione dei propri dati personali, con il diritto di cronaca.

La condotta contestata ai giornalisti

Come anticipato, il reclamo avanti il Garante per la Protezione dei Dati Personali (di seguito anche solo “il Garante” o “l’Autorità”) è stato proposto da un medico, che sosteneva la violazione del suo diritto alla riservatezza ed alla protezione dei dati personali per essere stato intervistato a sua insaputa dagli inviati de “Le iene”. Il medico sosteneva che i giornalisti in questione non si erano identificati, che avevano celato le reali ragioni della loro presenza presso il suo studio medico e che avevano avviato la registrazione audio e video del loro incontro. Nel corso della visita medica organizzata dai giornalisti, al medico venivano rivolte con insistenza domande sul tema oggetto dell’inchiesta. 

Dell’intervista, il reclamante ne è venuto a conoscenza al momento della sua diffusione sul canale televisivo dell’emittente ed online. Come indicato dal Garante, il professionista risultava facilmente riconoscibile poiché nel servizio trasmesso erano presenti “lunghi primi piani della sua persona”, il cui volto era solo parzialmente oscurato, senza mascheramento della voce e mostrando dettagli circa il suo studio medico. 

Le sanzioni comminate ed i parametri adottati nella sua determinazione 

Il Garante ha inflitto all’emittente televisiva le seguenti sanzioni:

  1. Sanzione pecuniaria di 10mila euro;
  2. Divieto di trattamento dei dati personali del reclamante. In pratica, l’emittente non potrà utilizzare l’intervista fatta al reclamante, all’interno del servizio giornalistico in questione. Il Garante stabilisce la conservazione di tali dati ai fini di un eventuale utilizzo in sede giudiziaria;
  3. Pubblicazione del provvedimento sul sito istituzionale del Garante ed invio di copia dello stessoal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.

Come detto, il provvedimento in esame è particolarmente interessante per quanto attiene la determinazione, da parte del Garante, dell’ammontare della sanzione pecuniaria. Infatti, secondo quanto affermato dall’Autorità, hanno deposto “a sfavore” dell’emittente:

  • le modalità di raccolta dei dati. L’intervista e la sua registrazione sono state effettuate ad insaputa del reclamante, nascondendone il reale scopo giornalistico e la vera identità degli intervistatori;
  • la modalità di diffusione dei dati del reclamante all’interno del servizio televisivo. Il Garante ha ritenuto non adeguate, rispetto allo scopo giornalistico perseguito, le misure adottate dall’emittente a tutela della riservatezza del reclamante. Ad avviso dell’Autorità, la finalità giornalistica perseguita sarebbe stata comunque raggiunta anche prevedendo l’alterazione della voce dell’interessato e la limitazione delle inquadrature del suo ambiente di lavoro;
  • l’impatto negativo del trattamento sulla sfera personale e professionale del reclamante, che ha documentato alcune iniziative legali intraprese nei suoi confronti;
  • la circostanza che, in passato, l’emittente televisiva era già stata sanzionata dal Garante per motivi analoghi;
  • la durata della violazione, che è durata dal giorno della diffusione del servizio, fino al giorno di avvio dell’istruttoria preliminare, da parte del Garante;
  • le “condizioni di rilievo sul piano organizzativo, economico e professionale” dell’emittente.

Invece, sempre ad avviso del Garante, hanno contribuito alla “mitigazione” della sanzione, i seguenti elementi:

  • le finalità perseguite dall’emittente televisiva, poiché riconducibili all’esercizio del diritto di cronaca e alla libertà di informazione;
  • seppur tardivamente, l’emittente ha rimosso l’intervista dal servizio oggetto di reclamo già durante la fase dell’istruttoria preliminare. Tale misura è stata considerata idonea dall’Autorità ad eliminare le conseguenze della violazione;
  • che la condotta oggetto di reclamo si è verificata durante il regime di applicazione progressiva delle misure sanzionatorie previsto dal d.lgs. n. 101 del 10 agosto 2018.

Considerazioni conclusive ed aspetti pratici

Come visto, nel provvedimento in esame il Garante ha ritenuto che il trattamento di dati personali effettuato dai giornalisti per conto dell’emittente televisiva per cui operavano violava i principi di trasparenza, informazione, proporzionalità e minimizzazione, che caratterizzano la normativa privacy europea e nazionale.

Ad avviso del Garante, infatti, le informazioni che i giornalisti intendevano raccogliere si sarebbero infatti potute ugualmente acquisire con modalità diverse da quelle adottate. In particolare, i giornalisti avrebbero potuto ricorrere ad altre fonti o, quantomeno, organizzare una vera e propria intervista al medico, debitamente informandolo di ciò ed eventualmente fornendogli adeguate garanzie sulla tutela della sua riservatezza (ad esempio tramite il mascheramento della sua voce e l’utilizzo di inquadrature non focalizzate sulla persona e sul suo ambiente di lavoro che lo hanno reso, appunto, riconoscibile e lo hanno esposto ad impatti negativi).

Ricordiamo, infine, che l’importo della sanzione pecuniaria comminata avrebbe potuto essere più elevato nel caso in cui la condotta non si fosse tenuta nel corso del regime di applicazione progressiva delle misure sanzionatorie previsto dal d.lgs. del 10 agosto 2018, n. 101.

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