La pronuncia della Corte di Giustizia UE prende le mosse dal procedimento, al quale hanno preso parte 7 Stati Membri, promosso da un cittadino ceco, la cui abitazione era stata oggetto di numerosi atti vandalici, rimasti impuniti a causa della mancata identificazione dei vandali.

Proprio al fine di smascherare tali individui, il proprietario di casa aveva installato una telecamera presso la propria abitazione privata e le immagini registrate da tale telecamera avevano finalmente permesso l’identificazione dei vandali. Questi ultimi avevano, tuttavia, contestato la legittimità delle registrazioni dinanzi all’Ufficio per la Tutela dei Dati personali, per violazione della normativa privacy, ottenendo una pronuncia a loro favorevole.

Il proprietario aveva adito la Corte Europea, vedendosi nuovamente dare torto.

Secondo la Corte di Giustizia UE, la detenzione delle immagini raccolte per mezzo di un impianto di videosorveglianza fatto installare da un privato presso la propria abitazione è illegittima, se il raggio di azione delle telecamere riprende, anche parzialmente, la strada o qualsiasi altro luogo pubblico.

Ciò in quanto, in tal caso, non può trovare applicazione l’eccezione prevista dall’art. 3 della Direttiva 95/46 (recepita in Italia con il D.Lgs. 196/2003) per cui è esclusa l’osservanza delle norme contenute nella Direttiva in parola nel caso di installazione di videocamere da parte di un privato “per l’esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o domestico”.

La stessa Corte ha, tuttavia, invitato i Tribunali degli Stati Membri ad operare un opportuno bilanciamento degli interessi legittimi coinvolti in fattispecie di questo genere, quali, ad esempio, la tutela della vita, salute e sicurezza della famiglia.

Fonte:http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_17140.asputm_content=buffer14c1a&utm_medium=social&utm_source=linkedin.com&utm_campaign=buffer#ixzz3M54IubOR