Con una guida riassuntiva del 18 aprile scorso, il Garante ha dichiarato illecite le seguenti prassi di recupero del credito:

  • Ingiustificate comunicazioni di informazioni relative ai mancati pagamenti a soggetti diversi dall’interessato (es. familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa);
  • Visite a domicilio o sul luogo di lavoro con comunicazioni ingiustificate a soggetti terzi;
  • Comunicazioni telefoniche di sollecito preregistrate, poste in essere senza intervento di un operatore;
  • Utilizzo di cartoline postali o invio di plichi recanti all’esterno la scritta “recupero crediti”;
  • Affissioni di avvisi di mora (o, comunque, solleciti di pagamento) sulla porta dell’abitazione del debitore.

Inoltre, ha chiarito come i soggetti terzi incaricati dal creditore per il recupero del proprio credito, debbano essere nominati responsabili del trattamento e possano accedere ai soli dati necessari all’esecuzione dell’incarico (dati anagrafici, codice fiscale, partita iva, informazioni utili per contattare il debitore es. recapiti telefonici forniti, oltre ai dati relativi alla somma dovuta) di norma forniti dall’interessato o desumibili da elenchi o registri pubblici, senza accesso diretto all’intero database del titolare/creditore.

Precisando ulteriormente che, nell’informativa rilasciata ai sensi dell’art. 13 del Codice Privacy dal titolare/creditore agli interessati/debitori, debbano essere indicati, in particolare, gli eventuali responsabili del trattamento ai quali è rimesso l’incarico di procedere al recupero crediti, indicandoli nel proprio sito internet e facendo ad esso espresso riferimento nell’informativa resa.
Una volta assolto l’incarico e acquisite le somme, i dati debbono essere cancellati.