Diritto ad “essere dimenticati”

Con provvedimento n. 227 datato 15 giugno 2017, l’Autorità Garante è tornata sul tema del diritto ad “essere dimenticati”. Nulla di nuovo all’orizzonte, ma il provvedimento richiamato è utile per ricordare e confermare quanto già più volte ribadito dalla giurisprudenza comunitaria e dalle linee guida del WP29, e definitivamente recepito dal Regolamento (UE): tutti gli interessati sono titolari del c.d. diritto all’oblio, ma solo in presenza di determinati presupposti e condizioni.

Nel caso di specie, le condizioni che hanno concesso l’accoglimento parziale della richiesta dell’interessato di rimozione di uno degli url ottenuti dal motore di ricerca di Google sono state:

  1. l’url era raggiungibile effettuando una ricerca "a partire dal nome", indipendentemente dalla possibilità che ad esso possano essere associati ulteriori termini volti a circoscrivere la ricerca stessa;
  2. il trascorrete del tempo, l’articolo al quale rinviava l’url oggetto di cancellazione infatti si riferiva ad una vicenda giudiziaria di circa 16 anni antecedenti la richiesta;
  3. la violazione del principio di esattezza dell’informazione, lo stesso articolo non era più corrispondente alla situazione attuale dell’interessato, che aveva ottenuto l’integrale riabilitazione.

Confermata, pertanto la necessità di bilanciamento tra il diritto all’oblio di una persona con il diritto del pubblico di sapere.

Fonte: http://www.gpdp.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/6692214