È stata definitivamente approvata la legge 30 novembre 2017, n. 179 recante “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 291 del 14-12-2017, volta a introdurre un’importante tutela dei lavoratori dipendenti, tanto del settore pubblico quanto del settore privato, che provvedano a segnalare reati o irregolarità dei quali vengono a conoscenza nell'ambito del rapporto di lavoro. 

Oltre alla nuova disciplina riguardante il Testo Unico del pubblico impiego1, il disegno di legge, all’art. 2, è intervenuto anche nell’ambito privato sul D.Lgs. 231/2001 relativo, come noto, alla disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica. In particolare, ha ampliato l’art. 6 del Decreto introducendo tre nuovi commi (2-bis, 2-ter e 2-quater), tutti dedicati alla tutela del cosiddetto “Whistleblower2, ovverosia il dipendente che – virtuosamente – segnala attività illecite rilevate durante lo svolgimento della propria attività lavorativa.

Nel dettaglio, la novella legislativa, all’art. 2, ha previsto che:

Art. 6, comma 2- bis

I Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo devono prevedere:

a) uno o più canali che consentano ai soggetti indicati nell'articolo 5, comma 1, lettere a) e b) D.Lgs. 231/2001 di presentare, a tutela dell'integrità dell'ente, segnalazioni circostanziate di condotte illecite, rilevanti ai sensi del Decreto e fondate su elementi di fatto precisi e concordanti o di violazioni del Modello di Organizzazione e Gestione dell'ente, di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte; tali canali garantiscono la riservatezza dell'identità del segnalante nelle attività di gestione della segnalazione;
b) almeno un canale alternativo di segnalazione idoneo a garantire, con modalità informatiche, la riservatezza dell'identità del segnalante;
c) il divieto di atti di ritorsione o discriminatori, diretti o indiretti, nei confronti del segnalante per motivi collegati, direttamente o indirettamente, alla segnalazione;
d) nel sistema disciplinare adottato ai sensi del comma 2, lettera e), D.Lgs. 231/2001, sanzioni nei confronti di chi viola le misure di tutela del segnalante, nonché di chi effettua con dolo o colpa grave segnalazioni che si rivelano infondate.


Art. 6, comma 2-ter

L'adozione di misure discriminatorie nei confronti dei soggetti che effettuano le segnalazioni di cui al comma 2-bis può essere denunciata all'Ispettorato nazionale del lavoro, per i provvedimenti di propria competenza, oltre che dal segnalante, anche dall'organizzazione sindacale indicata dal medesimo.


Art. 6, comma 2-quater

Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto segnalante è nullo. Sono, altresì nulli, il mutamento di mansioni ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile, nonché qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del segnalante. È onere del datore di lavoro, in caso di controversie legate all'irrogazione di sanzioni disciplinari, o a demansionamenti, licenziamenti, trasferimenti, o sottoposizione del segnalante ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, successivi alla presentazione della segnalazione, dimostrare che tali misure sono fondate su ragioni estranee alla segnalazione stessa.

È stato, inoltre, previsto all’art. 3, comma 1, recante “Integrazione della disciplina dell'obbligo di segreto d'ufficio, aziendale, professionale, scientifico e industriale” che il perseguimento dell'interesse all'integrità delle amministrazioni, pubbliche e private, nonché alla prevenzione e alla repressione delle malversazioni costituisce giusta causa di rivelazione di notizie coperte dall'obbligo di segreto di cui agli articoli 326, 622 e 623 del codice penale e all'articolo 2105 del codice civile.

Nell’ipotesi in cui l'obbligo di segretezza professionale gravi su chi sia venuto a conoscenza della notizia in ragione di un rapporto di consulenza professionale o di assistenza con l'ente, l'impresa o la persona fisica interessata, non interviene la deroga di cui al comma 1 che è, peraltro, contemperata dalla previsione del comma 3.

È previsto, infatti, che la comunicazione di notizie e documenti deve essere indirizzata (i) all’organo deputato a riceverle e realizzata (ii) con modalità che non eccedano rispetto alle finalità dell'eliminazione dell'illecito o (iii) che esulino dal canale di comunicazione specificamente predisposto a tal fine, comportando altrimenti la violazione del relativo obbligo di segretezza.

 

La portata dell’intervento legislativo si manifesta sotto due profili, intimamente connessi tra di loro: da un lato, tutelare chi – in maniera virtuosa – si onera della responsabilità di denunciare un potenziale fatto di reato; dall’altro lato, proprio grazie alla protezione garantita ai predetti, favorire una libera comunicazione all’interno dell’organizzazione in cui il whistleblower lavora e, conseguentemente, una maggiore sensibilizzazione sul tema della partecipazione alla vita dell’ente, implementando, così, il suo sistema di controllo interno.

 

1 L'articolo 1 del disegno di legge sostituisce l'articolo 54-bis del Testo unico del pubblico impiego e disciplina la tutela del dipendente del settore pubblico. La nuova disciplina prevede che colui il quale - in buona fede e nell'interesse dell'integrità della pubblica amministrazione - segnali al responsabile della prevenzione della corruzione dell'ente o all'Autorità nazionale anticorruzione ovvero denunci all'autorità giudiziaria ordinaria o contabile le condotte illecite o di abuso di cui sia venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto di lavoro, non possa essere - per motivi collegati alla segnalazione - soggetto a sanzioni, licenziato o sottoposto a misure organizzative che abbiano effetto negativo di sorta sulle condizioni di lavoro.
Ai sensi del comma 2, la nuova disciplina si applicherebbe alle segnalazioni fatte dal dipendente pubblico in buona fede e il comma 3 sancisce il divieto di rivelare l'identità del segnalante.
Il comma 5 affida all'ANAC, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, la predisposizione di linee guida per la presentazione e gestione delle segnalazioni che garantiscano la riservatezza del dipendente.
Il comma 6 prevede meccanismi sanzionatori e il comma 7 esclude che le nuove disposizioni si applichino alle segnalazioni che costituiscano reati di calunnia o diffamazione o comunque reati commessi con la denuncia.

2 To blow the whistle significa, letteralmente, "soffiare il fischietto” e tale definizione è stata ricondotta ed associata all’attività di denuncia di fatti illeciti operata dal dipendente di una società, da cui i termini whistleblower/whistleblowing.