In attuazione del principio di delega della riserva di codice in materia penale, previsto dall’art. 1, c. 85, lettera q), della L. 23 giugno 2017, n. 103, è stata prevista una razionalizzazione della normativa penale.

Dalla sua entrata in vigore (6 Aprile 2018), il D.lgs. n. 21/2018 ha, infatti, previsto l’introduzione nel Codice Penale dell’art. 3-bis che recita: “Nuove disposizioni che prevedono reati possono essere introdotte nell’ordinamento solo se modificano il codice penale ovvero sono inserite in leggi che disciplinano in modo organico la materia”.

Il dettato della norma esprime il già richiamato principio della Riserva di Codice ed, in concreto, stabilisce il trasferimento nel codice penale di numerose fattispecie di reato già esistenti, ma previste e contenute in legislazione complementare.

L’applicazione pratica della previsione normativa suesposta si esplica, per quanto di interesse rispetto ai reati presupposto del D.lgs. n. 231/2001, in alcune modifiche di seguito precisate:

  • l’art. 260 del D.lgs. 152/2006, richiamato dall’art. 25-undecies del Decreto (“Reati ambientali”), è stato abrogato e sostituito dal nuovo art. 452-quaterdecies c.p. “Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”;
  • l’art. 3 della L. 654/1975, richiamato dall’introdotto art. 25-terdecies del Decreto (“Razzismo e xenofobia”), è stato abrogato e sostituito dal nuovo art. 604-bis c.p. “Propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”.

In ossequio alle modifiche segnalate, gli enti che si sono dotati di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ai sensi del D.lgs. 231/2001 dovranno aver cura di adeguare il medesimo, aggiornando il richiamo che in esso viene fatto delle fattispecie di reato presupposto.

FONTE: D.lgs. 21/2018 “Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale a norma dell’art. 1, co. 85, lettera q), della legge 23 giugno 2017, n. 103”.