Nella Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 277 del 27.11.2017, è stata pubblicata la Legge 20.11.2017, n. 167 (Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea - Legge europea 2017), in vigore dal 12 Dicembre scorso, la quale ha provveduto ad ampliare il catalogo di reati presupposto della responsabilità da reato degli enti collettivi ex D.lgs. 231/2001.

In particolare, l'articolo 5, comma 2, introduce l'articolo 25-terdecies nel D.Lgs. 231/2001 che prevede le fattispecie di Razzismo e Xenofobia (art. 3, comma 3-bis, L. 13 ottobre 1975, n. 6541), prevedendo una sanzione sia di tipo pecuniario che interdittivo per l’ente che dovesse rendersi autore delle ipotesi di reato suesposte.

In particolare, la sanzione pecuniaria può essere determinata tra un valore minimo di duecento quote ad uno massimo di ottocento quote. Mentre le sanzioni interdittive sono del tipo previste dall'articolo 9, comma 2, e sono irrogate per una durata non inferiore a un anno.

La sanzione dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell'attività ai sensi dell'articolo 16, comma 3, D.Lgs. 231/2001, è inflitta se l'ente o una sua unità organizzativa è stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente di consentire o agevolare la commissione dei delitti di razzismo e xenofobia.

 

L’art. 3, comma 3-bis, L. 13 ottobre 1975, n. 654 così recita: ”si applica la pena della reclusione da due a sei anni se la propaganda ovvero l’istigazione e l’incitamento, commessi in modo che derivi concreto pericolo di diffusione, si fondano in tutto o in parte sulla negazione, sulla minimizzazione in modo grave o sull’apologia, della Shoah o dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232”