Intelligenza Artificiale e futuro del lavoro: cosa prevede la nuova Direttiva 2024/2831?

La Commissione europea ha pubblicato i risultati dell’indagine sull’Intelligenza Artificiale applicata alla vita lavorativa. Dalle oltre 25mila interviste condotte, ben il 70% dei cittadini europei partecipanti ritiene che i sistemi di IA siano essenziali per migliorare la produttività, la sicurezza e la protezione dei lavoratori. Al tempo stesso, l’82% degli intervistati concorda sulla necessità di introdurre regole per affrontare i rischi e massimizzare i benefici delle tecnologie digitali. A tal fine, il Parlamento europeo e il consiglio hanno adottato la Direttiva 2024/2831, applicabile a partire dal 2026, relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro mediante piattaforme digitali. Cosa bisogna sapere?
L’Intelligenza Artificiale sul lavoro
Le applicazioni concrete dei moderni sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) nel contesto lavorativo sono molteplici. Gli algoritmi alla base di tali sistemi, infatti, possono essere impiegati:
- nelle funzioni gestionali, quali pianificazione, organizzazione, comando, coordinamento e controllo;
- per guidare il reclutamento;
- per monitorare i carichi di lavoro;
- per definire i tassi di retribuzione;
- etc.
Affrontare le sfide che ne derivano e, in particolare, i rischi di decisioni parziali, discriminazione e mancanza di trasparenza, è essenziale al fine di migliorare la fiducia nei sistemi basati sull’IA, promuoverne l’adozione e proteggere i diritti fondamentali delle persone.
Il sondaggio della Commissione
Nel mese di febbraio 2025, la Commissione europea ha pubblicato i risultati del sondaggio “Intelligenza Artificiale e futuro del lavoro”. L’indagine ha visto la realizzazione di ben 26.415 interviste, 1.037 di queste condotte in Italia, volte ad approfondire la percezione dei cittadini europei e l’impatto derivante dall’automazione e dall’utilizzo dei sistemi di IA nella vita lavorativa.
Il report evidenzia come le caratteristiche sociodemografiche influenzino le opinioni degli intervistati: ad esempio, i rispondenti più giovani, quelli con meno difficoltà finanziarie, quelli che sono attualmente occupati o quelli con un livello di istruzione superiore, tendono ad avere atteggiamenti più positivi nei confronti delle tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale. La percezione cambia anche in base al Paese di provenienza degli intervistati, con differenze talvolta molto marcate.
L’impatto positivo dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro
Dati alla mano, in media la maggior parte dei cittadini europei (66%) ritiene che l’Intelligenza Artificiale abbia un impatto positivo sul loro lavoro. Secondo il 62% degli intervistati, inoltre, l’impatto positivo si estende anche all’economia, alla qualità della vita e sulle prestazioni della previdenza sociale. Il 56% afferma che le tecnologie digitali hanno un impatto positivo sulla società in generale.

In particolare, le tecnologie digitali utilizzate sul lavoro possono aiutare a:
- migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori (risposta fornita dal 67% degli intervistati);
- prendere decisioni più accurate (risposta fornita dal 53% degli intervistati);
- pianificare l’attività lavorativa e i compiti assegnati (risposta fornita dal 49% degli intervistati).
Anche le applicazioni più innovative delle tecnologie digitali sul lavoro, quali il settore della robotica, sono accolte positivamente dalla maggior parte degli europei (media del 62%). In questo caso, tuttavia, sono emerse significative differenze nelle risposte fornite all’interno dei vari Stati membri.

L’impatto negativo dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro
Sebbene i cittadini europei siano consapevoli delle potenzialità positive dei sistemi di Intelligenza Artificiale nel contesto lavorativo, al tempo stesso riconoscono la presenza di alcune specifiche minacce. Gli aspetti negativi rilevati, in particolare, riguardano la qualità della vita sul posto di lavoro. Gli intervistati sono preoccupati dalle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale che consentono di:
- licenziare automaticamente i lavoratori;
- monitorare i lavoratori;
- selezionare il personale;
- valutare le performance lavorative.
Ulteriori preoccupazioni derivano dalla mancanza di trasparenza dei sistemi di Intelligenza Artificiale e dalle modalità con cui tali sistemi vengono utilizzati sul posto di lavoro.

Nuove norme dell’UE sul lavoro mediante piattaforme digitali
Uno dei dati più rilevanti che emergono dal report della Commissione, riguarda l’applicazione di norme volte a regolare i sistemi di Intelligenza Artificiale e a limitare i potenziali impatti negativi sul luogo di lavoro.
L’84% degli intervistati ritiene che sia essenziale regolamentare le tecnologie digitali. Le norme, in particolare, dovrebbero proteggere la privacy dei lavoratori, garantire il coinvolgimento degli stessi nelle fasi di progettazione e adozione dell’IA, garantire la trasparenza nella gestione delle risorse umane, impedire le decisioni interamente automatizzate e limitare il controllo automatizzato dei lavoratori.

La Direttiva (UE) 2024/2831
Proprio al fine di “migliorare le condizioni di lavoro e la protezione dei dati personali nel lavoro mediante piattaforme digitali”, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno adottato la Direttiva (UE) 2024/2831. La Direttiva, entrata in vigore il primo dicembre 2024, sarà applicabile a partire dal 2 dicembre 2026 e, fra le varie novità:
- promuove la trasparenza, l’equità, la supervisione umana, la sicurezza e la responsabilità nella gestione algoritmica del lavoro mediante piattaforme digitali;
- stabilisce diritti minimi che si applicano a tutte le persone che svolgono un lavoro mediante piattaforme digitali nell’Unione;
- stabilisce norme volte a migliorare la protezione delle persone fisiche in relazione al trattamento dei loro dati personali prevedendo misure in materia di gestione algoritmica applicabili alle persone che svolgono un lavoro mediante piattaforme digitali nell’Unione.
Quali obblighi prevede?
Il Capo III della Direttiva prevede espliciti divieti e obblighi da rispettare. Fra questi, a titolo esemplificativo e non esaustivo, vi rientrano:
- limitazioni al trattamento di informazioni da cui si possano dedurre l’origine razziale o etnica, lo status di migrante, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, la disabilità, lo stato di salute, etc.;
- requisiti relativi alla realizzazione della DPIA e alla condivisione della stessa con i rappresentanti dei lavoratori;
- estesi obblighi in materia di trasparenza (la Direttiva definisce nel dettaglio il contenuto delle informazioni da fornire, le modalità e le tempistiche);
- disposizioni in materia di sorveglianza umana dei sistemi di monitoraggio automatizzati e dei sistemi decisionali automatizzati;
- requisiti relativi al riscontro da fornire alle persone, qualora le stesse esercitassero i diritti previsti dall’articolo 11 (riesame umano);
- disposizioni in materia di salute e sicurezza;
- etc.
Prossimi step e considerazioni
La Direttiva dovrà ora essere recepita dagli Stati membri dell’Unione. Una volta che la norma diverrà, a tutti gli effetti, applicabile, le regole ivi previste andranno quindi ad affiancarsi a quelle del Regolamento sull’Intelligenza Artificiale (Reg. UE 2024/1689), nonché alle disposizioni del GDPR (spesso richiamato nel testo della Direttiva), al fine di costituire un ampio scudo giuridico a tutela delle persone verso le decisioni algoritmiche.
Per enti ed imprese gli anni a venire costituiranno una vera e propria prova di conformità normativa: sarà fondamentale restare informati, avere un’ampia visione d’insieme del corpus normativo e farsi supportare nel determinare le azioni concrete da attuare.
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